Intervista a Gabriella Vittiglio, Tecnico di Cantiere SVS

19 Ottobre 2026

Gabriella, partiamo dall’inizio: perché, tra i tanti percorsi possibili per un’ingegnera, hai scelto proprio il cantiere?

Mi sono laureata in Ingegneria e Architettura a Roma e, fin dall’inizio, avevo il desiderio di misurarmi con la parte più concreta del lavoro. Tra progettazione, direzione lavori e gestione, volevo essere nel luogo in cui le cose accadono davvero.

 

Il cantiere ti mette davanti alla realtà del progetto: ci sono problemi da risolvere, decisioni da prendere, persone da coordinare. È lì che volevo imparare il mestiere.

 

SVS, però, l’hai conosciuta da fuori. 

Com’è stato il primo incontro?

Ho iniziato la mia carriera in una grande impresa di costruzioni e lì ho incontrato SVS come fornitore. I miei primi interlocutori sono stati Luca e Daniele, poi ho conosciuto anche Stefano.

 

All’epoca non conoscevo ancora così bene il mondo dei sistemi a secco. Conoscevo soprattutto loro e il loro modo di lavorare. Poi sono passata a un’altra importante realtà romana del settore, occupandomi di direzione lavori, e ho ritrovato nuovamente SVS.

 

Per un periodo ci siamo incrociati spesso, da prospettive diverse.

 

E cosa hai visto in SVS che ti ha colpito?

Le persone, senza dubbio.

 

Prima ancora di conoscere davvero l’azienda, avevo conosciuto il suo modo di lavorare attraverso Luca e Daniele: il modo di affrontare i problemi, di stare in cantiere, di rapportarsi con gli altri interlocutori.

 

È stato questo l’aspetto che più mi ha avvicinato a SVS. Il resto è venuto dopo.

 

Quando hai capito che poteva esserci un posto per te, dentro SVS?

È successo in modo molto naturale. Ho sempre mantenuto i rapporti con Luca e Daniele e, a un certo punto, abbiamo iniziato a parlare della possibilità di lavorare insieme.

 

Daniele mi raccontava che stavano cercando nuove risorse. Abbiamo continuato a parlarne e, piano piano, l’idea ha preso forma.

 

Non è stata una decisione improvvisa: è stato un passaggio maturato nel tempo.

 

E quando sei entrata, Milano è diventata la tua prima tappa?

Sì. Luca ha voluto che passassi il primo anno a Milano: voleva che conoscessi il primo headquarter di SVS: le persone, l’organizzazione, il modo di lavorare.

 

Per me è stato importante perché ho potuto conoscere l’azienda dall’interno prima di tornare a Roma e mettere quell’esperienza al servizio di un territorio che stava iniziando a esprimere nuove opportunità. Da lì è iniziata una sfida professionale: contribuire alla crescita di SVS a Roma.

 

Cosa significa, concretamente, costruire una presenza a Roma?

Significa crescere un passo alla volta. Quando sono tornata a Roma eravamo un team più ristretto rispetto a oggi, ed è stato bello vedere come, nel tempo, ci siamo strutturati seguendo le esigenze che emergevano e costruendo progressivamente le competenze necessarie.

 

Oggi siamo una squadra ben articolata e questo ci permette di essere più presenti e reattivi. L’arrivo di Giulia, poco tempo fa, nell’ufficio tecnico di Roma, per esempio, è stato importante: avere una risorsa tecnica che vive il territorio e lavora quotidianamente a fianco del resto della squadra ci consente di essere più vicini ai cantieri e di rispondere con sempre maggiore rapidità alle esigenze che emergono.

 

Milano e Roma, quindi, non sono due realtà separate.

No, assolutamente. Sono due presenze territoriali di una stessa realtà e il collegamento tra le persone resta il perno fondamentale.

 

Milano rimane un punto di riferimento per esperienza, competenze e confronto, mentre Roma sta costruendo una presenza sempre più strutturata sul territorio. Il valore sta proprio nello scambio continuo: le competenze circolano, ci si confronta sui progetti, ci si supporta.

 

Avere persone presenti a Roma ci permette di essere vicini al territorio, mentre il rapporto costante con Milano ci consente di mantenere un patrimonio comune di esperienza e metodo.

 

È una connessione che rende entrambe le realtà più forti e, soprattutto, più veloci nel rispondere alle esigenze dei cantieri.

 

Esiste un tuo “progetto dei sogni”?

Non ne ho uno in mente, in particolare.

 

Il mio desiderio è continuare a fare questo: stare sul campo, vedere cantieri diversi e continuare a imparare ogni giorno.

 

Perché il bello del cantiere è anche questo: puoi avere esperienza, ma non puoi mai pensare di avere già tutte le risposte.

 

Ogni progetto ti mette davanti a qualcosa di nuovo. Ed è probabilmente per questo che, dopo tanti anni, continua a piacermi questo lavoro e continua a piacermi farlo proprio in SVS.

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